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«Impastati con l’acqua per prendere la forma del pane … la forma di Cristo»

Omelia di S.E. Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto, nella Celebrazione della "Messa Crismale". Cattedrale di Bari, venerdì 21 maggio 2021
Saluto Introduttivo

Care sorelle e fratelli in Cristo,

cari sacerdoti, religiosi e religiose,

celebro con grande tribolazione la mia prima Messa crismale come vostro Vescovo. Dopo giorni tristi e dolorosi, ci ritroviamo a vivere questo momento di grazia per il nostro essere Chiesa. La Celebrazione della benedizione degli oli è lo scrigno prezioso nel quale il pregnante simbolismo della grazia trova nel Cristo, l’unto, il consacrato, la sua dimensione sorgiva.

In questa gioiosa cornice avverto il desiderio di porgere i nostri saluti più cari a chi mi ha preceduto nella guida di questa nostra amata Chiesa di Bari-Bitonto, S.E. Mons. Francesco Cacucci che, da Silvi Marina, dove si trova per predicare un corso di Esercizi Spirituali, ci assicura il ricordo nella preghiera.

Con voi ricordo al Signore e saluto i vescovi figli di questa terra: S.E. Mons. Cristoforo Palmieri, vescovo emerito di Rreshen, in Albania, S.E. Mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, S.E. Mons Vito Angiuli, vescovo della diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca e S.E. Mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio. Il loro generoso servizio alla Chiesa ci rende fieri e grati.

Eleviamo il rendimento di grazie a Dio per i fratelli sacerdoti che vivono in questo anno il 25° anniversario di ordinazione sacerdotale: Francis Xavier Jagatha Papaiah, Felice Iacobellis, Ioszef Puvak; mentre ci stringiamo con cuore riconoscente a coloro che festeggiano il giubileo sacerdotale: Nicola Colatorti, Vito Didonna, Vincenzo Gentile, Carlo Lattarulo, Antonio Parisi, Francesco Rotondo, Marco Simone e Roberto Tifi.

Anche alcuni fratelli che vivono il diaconato permanente festeggiano il loro 25° anno di ordinazione, mi riferisco a: Pasquale Caiano, Pietro Floris, Mario Lovreglio.       La vostra vita, cari fratelli, sia sempre canto di gioia e di fedeltà al Cristo, pastore e guida, che ha dato tutto se stesso per la Chiesa sua sposa.

Nell’aprire il cuore alla lode per il dono dei nostri seminaristi, annuncio con gioia l’ordinazione diaconale di Francesco Misceo e Francesco Cirella, rispettivamente il prossimo 11 e 21 giugno. Sentiamoci tutti chiamati ad una maggiore responsabilità e cura delle vocazioni, dono di Dio, ma anche frutto maturo di comunità ecclesiali attente e impegnate nel prendersi cura dei percorsi di fede di giovani e adulti.

Non possiamo dimenticare i fratelli presbiteri che, intimamente legati alla nostra Chiesa, vivono lontano per ragioni di ministero o per particolari motivi di opportunità, uno per tutti Leonardo D’Alessandro, e i fratelli anziani e ammalati che sono impediti a prendere parte a questa eucaristia.

Infine, nel ricordare al Signore tutti i fratelli defunti, eleviamo un particolare pensiero di suffragio per i sacerdoti: Marino De Caro, Filippo Casamassima, Carlo Colasuonno, Mimì Giugliano, Paolo Sangirardi, Antonio Talacci, Pasquale Muschitiello, Nicola Monterisi, Antonio Campanale; e per i diaconi permanenti: Luigi Loiodice, Antonio Scaramuzzi, Vincenzo Gramegna, Vincenzo Giannelli.

Tutti questi fratelli, dopo aver servito la nostra Chiesa, ci hanno preceduto nella casa del Padre. Alla loro intercessione e a quella dei Vescovi defunti affidiamo una particolare intenzione per tutti noi.

Con questi sentimenti, ricchi di condivisone e fraterna attenzione ci disponiamo a vivere i santi misteri, riconoscendo la misericordia di Dio e confessando il nostro peccato.

 

Omelia

 

Carissime sorelle e Carissimi fratelli in Cristo,

nel riflettere con voi, quest’oggi, desidero partire da quanto la liturgia ci ha offerto con l’orazione colletta, chiara provocazione al nostro vivere:

“O Padre, che hai consacrato il tuo unico Figlio con l’unzione dello Spirito Santo e lo hai costituito Messia e Signore, concedi a noi, partecipi della sua consacrazione, di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza”.

Questa preghiera, nell’evidenziare la nostra comune consacrazione a popolo sacerdotale, auspica una testimonianza di vita capace di consegnare al mondo l’opera di salvezza compiuta dal Cristo.

Immaginandoci nella sinagoga di Nazareth, fissiamo lo sguardo su Gesù e accogliamo la chiamata a realizzare con vigore una ministerialità capace di sposare le sofferenze e le fatiche, gli aneliti di liberazione e di luce che l’umanità porta con sé, oggi come ieri.

Tutti noi, in virtù dell’unico Sacerdozio, profetico e regale, ricevuto nel Battesimo, mediante l’unzione del sacro crisma, siamo stati chiamati a partecipare con vigore al progetto di redenzione di questa umanità, bisognosa di speranza.

Il nostro essere qui ribadisce con forza la bellezza e la necessità di riscoprirci popolo di Dio che, reso uno dall’azione dello Spirito, viene edificato in strumento di grazia, di misericordia e di salvezza per profumare il mondo del soave odore di Cristo.

“Oggi”, come abbiamo ascoltato dalla Parola, lo Spirito torna a comunicare la verità della nostra liberazione: l’amore totale e generoso del Cristo ci libera dall’antica menzogna e ci reintegra nell’amore del Padre.

Solo attingendo a questa sorgente di vita nuova saremo capaci di restituire il cielo alla terra e avremo il coraggio di abbandonare quelle forme di autoreferenzialità che conducono a coltivare anguste prigioni dorate.

Lasciamo, “Oggi”, che il cuore sia inondato dalla grazia. Come a Betania, anche noi siamo chiamati, con Maria di Lazzaro, a infrangere l’ampolla della vita per ungere il corpo del Cristo nella carne di chi, schiacciato dalla sofferenza e dai drammi della vita, necessita del balsamo della speranza. 

“Oggi”, in questo tempo segnato, viviamo l’esperienza concreta della fatica. Sperimentiamo l’inquietudine che la pandemia ha creato destabilizzando la vita ordinaria e accrescendo lo smarrimento di tanti, anche il nostro. La morte e il dolore hanno fatto visita a molti, riconsegnando un’esistenza fragile e poco blindabile nelle effimere sicurezze del benessere.

In questo “Oggi”, come Gesù a Nazareth, siamo chiamati a lasciarci ungere dall’azione dello Spirito per assumere la forma del servo che con la forza della misericordia soccorre, libera, ama.

Pur nella vulnerabilità e precarietà, siamo chiamati a camminare accanto ai nostri fratelli con tanta compassione, evitando paternalismo e saccenza, per nutrire la vita e tornare a riempire il futuro di promessa.

S. Agostino, nei suoi Discorsi, rivolgendosi a chi si preparava alla vita cristiana, affermava che con il Battesimo si è come impastati con l’acqua per prendere la forma del pane[1] …  la forma di Cristo.

Mi piace riprendere l’immagine consegnata nel nostro primo incontro, poiché rende l’idea di quanto, oggi, la liturgia ci comunica. In altre parole, lasciandoci plasmare e impastare dalla grazia dello Spirito veniamo, come Gesù, offerti al mondo per essere segno efficace, tangibile della Sua presenza che dà vita e nutre la storia di ogni uomo.

L’odierna celebrazione è opportunità privilegiata per riappropriarci di quella dignità battesimale, dove affondano le radici del nostro sacerdozio, regale e profetico, e la consacrazione di ogni presbitero. È in quel giorno benedetto che, avvolti dal suo amore, siamo divenuti Corpo del Cristo, membra del suo popolo sacerdotale.

L’invito che la Parola ci rivolge è chiaro: naufragare nella misericordia di Dio per lasciarci “ungere” da questo amore liberante e avvolgente. Solo così rivitalizzeremo il nostro essere Chiesa e potremo esprimere, con verità, una vita capace di ospitalità e cura per gli smarriti della storia.

  • Amatissimi fratelli nel sacerdozio ministeriale,

vi sono grato per la vicinanza e l’esempio della vostra vita che, dinanzi alle sfide di questo tempo non è fuggita dalle proprie responsabilità, ma le ha vissute sino in fondo. Carissimi, incoraggiamoci a non tergiversare in comportamenti poveri dell’Assoluto di Dio che minacciano la vita di noi pastori. Riappropriamoci di spazi di maggiore intimità con il Signore, perché trasfigurati dal Suo sguardo possiamo essere accanto alle povertà del mondo con attenta vicinanza. L’umanità che serviamo, per credere, ha bisogno della nostra coerenza e autenticità.

Rinnoviamo l’“Oggi” di Dio nella nostra vita, pronunciando con rinnovato entusiasmo le promesse sacerdotali. Il “Sì, lo voglio” che udremo risuonare, sia per tutti la sincera dichiarazione d’amore a Dio, alla Sua Chiesa e al mondo.

  • Guardo a voi, carissimi religiosi e religiose,

con riconoscenza grande. Come lo furono i vostri Santi fondatori, siate per tutti noi “pane di speranza” e, centrati in Cristo, continuate a spezzare la vita a favore di quei deboli e di quei poveri che avete scelto come orizzonte del vostro esistere.

L’aprirvi con fiducia alle logiche della Provvidenza divina, divenga segno di quei cieli nuovi e terra nuova, a cui tutti siamo chiamati, e ci aiuti a mettere le ali alla vita.

  • Cari e amati fratelli laici,

in ciascuno di voi è riposto il futuro della Chiesa. Abbiate coraggio nel solcare le vie aperte dal Concilio, per dare sapore e nutrimento a questo mondo bisognoso di senso.

Scevri da ogni forma di clericalismo, ma fieri della dignità battesimale a cui siete chiamati, guarite le ferite del mondo, versandovi il balsamo della vostra testimonianza autorevole. Anche per voi vale l’appello a divenire pane, nutrimento, condiviso e donato, perché questa umanità, ferita e lacerata, possa tornare a rialzarsi e ritrovare il sentiero perduto.

Insieme, sorelle e fratelli tutti, viviamo questa Eucarestia, ridando respiro a una sintonia e a una vera comunione tra noi. Fermiamo ogni tentazione all’isolamento e a percorrere la sterile strada dell’essere liberi battitori. Guardiamo con fiducia alla capacità di continuare a edificare una comunione vera, come orizzonte permanente, nei progetti, nei metodi, nei tempi. Nessuno perde la propria dignità, ecclesiale e umana, se in nome della comunione, misura il proprio passo su quello dei propri fratelli.

Se vogliamo una Chiesa capace di generare, consolidiamo la possibilità di camminare insieme, in una comunione sempre più sentita e condivisa con cui annunziare la Parola, celebrare la fede, vivere la carità.

In questo modo saremo capaci di spezzare e offrire il pane della speranza, ridando vigore alla solidarietà semplice e vera, senza deleghe o fughe, condividendo quello che si è e quello che si ha, non il superfluo.

È vivendo la comunione, il camminare insieme che saremo capaci di spezzare e donare il pane della fiducia, dando credito alla Provvidenza che predilige chi si apre all’inedito di Dio, assaporando la certezza di una presenza che non delude e sempre si attesta come compagnia vivificante nel cammino.

È in questo essere popolo di Dio in cammino che diverrà possibile … spezzare e condividere il pane della gioia, rivestendo di bellezza la vita di chi è sopraffatto dai mali del mondo, mediante sguardi ricchi di dolcezza, abbracci colmi di tenerezza e spazi di stupore.

È per questa strada che le nostre stanche e, talvolta, rassegnate esistenze, personali e comunitarie, potranno contattare la forza della Risurrezione, vivendo sussulti di gioia e nuovi fremiti di vita.

Auguri miei amati fratelli e sorelle e, mentre vi assicuro la vicinanza orante del cuore, chiedo a ciascuno di pregare per il Papa, a noi caro, e anche per me, per l’arduo ministero affidatomi.

La Vergine Odegitria e i Santi patroni ci accompagnino e intercedano perché la nostra vita ecclesiale cresca nell’essere epifania della misericordia divina.

Buona vita.

 

[1] Agostino d’Ippona, Discorsi 227, La cura di P. Bellini, F. Cruciani e V. Tarulli, Roma 1984, vol. IV, p. 387.

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