
«Lo Spirito renda la nostra Facoltà più evangelica, più fraterna, più missionaria»
Celebriamo questa Eucaristia con una gioia particolare: i vent’anni di vita della Facoltà Teologica e l’incontro con il Santo Padre che stiamo per vivere. Come comunità accademica siamo radunati con i Vescovi di Puglia e i Superiori Maggiori, che saluto con affetto, gratitudine e riconoscenza, insieme al preside della Facoltà, il caro don Vito Mignozzi, che ringrazio per il prezioso e puntuale servizio offerto, anche in qualità di docente.
Rendiamo grazie per questi anni, per le intuizioni che hanno aperto strade, per la fatica silenziosa di docenti e collaboratori, per la passione e l’impegno di tanti studenti che hanno maturato competenze e sapienza credente, mettendole a servizio delle nostre Chiese e della crescita del popolo di Dio.
Celebrare insieme presso la Cattedra di Pietro è un forte segno ecclesiale. La Facoltà Teologica, infatti, nasce dalle Chiese e vive per loro. Non possiamo pensare ad una crescita della riflessione teologica avulsa dalla comunione e dalla corresponsabilità.
In questa luce desideriamo ricordare con gratitudine la lungimiranza di S.E. Mons. Cosmo Francesco Ruppi, della Conferenza Episcopale Pugliese di quegli anni e dei Superiori maggiori del tempo: uomini che hanno saputo sognare in grande per le nostre Chiese, intuendo come la Facoltà fosse un servizio necessario per abitare la cultura, le domande, le ferite e le speranze della nostra gente.
La Parola che la liturgia riserva a questo giorno si intreccia in modo sorprendente con quanto stiamo vivendo.
Daniele ci introduce in una preghiera che ha il sapore della verità: «Abbiamo peccato, siamo stati infedeli … ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti».
È la preghiera di chi non difende sé stesso, ma si espone alla misericordia. I profeti hanno parlato, ma il popolo è rimasto sordo (cf. Dn 9,6).
L’esilio non è letto come sventura storica, ma come segno di una distanza scavata dal mancato ascolto da parte del popolo.
Quella di Daniele è una coscienza che si lascia illuminare e guarire. La Quaresima ci educa a questa verità: riconoscere la distanza da Dio non per restare prigionieri della vergogna, ma per aprirci alla sua misericordia. La vergogna, quando è abitata dalla fede, diventa contrizione, non muro di condanna, ma soglia di rinascita.
Forse anche noi, nel celebrare vent’anni di vita accademica, siamo chiamati a un atto simile: non un bilancio di efficienza, ma un esame di fedeltà.
Abbiamo davvero ascoltato il grido del popolo? Abbiamo lasciato che la teologia fosse toccata dalla vita concreta delle nostre comunità, oppure, alle volte, ci siamo rifugiati in una teologia costruita a “tavolino”?
Anche noi abbiamo bisogno di convertirci all’ascolto di Dio e della realtà nella quale viviamo. Senza la voce dei profeti, anche la teologia conosce l’esilio.
Anche noi abbiamo bisogno di aprirci alla misericordia sapendo superare quelle divisioni e chiusure che uccidono il dialogo e il confronto, mortificando quello stile sinodale che rappresenta l’unica via per un pensiero corale e missionario.
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36): tendere alla misericordia del Padre è l’invito forte a superare noi stessi.
Luca ci addita un’autentica terapia per essere guariti dai nostri esilii, dalla vergogna e da quella rassegnazione che spesso paralizza il cuore.
«Non giudicate e non sarete giudicati; … perdonate e sarete perdonati … Date e vi sarà dato…» (Lc 6,37-38).
L’evangelista parla a ragion veduta; lui conosce le difficoltà di convivenza che caratterizzavano i primi passi della Chiesa e ci ricorda che senza compassione, perdono e generosità una comunità non può sopravvivere.
Solo se siamo consapevoli del mistero divino che ci abita, diveniamo capaci di un amore colmo e traboccante per essere canali di benevolenza e perdono.
Anche noi, come Facoltà Teologica, abbiamo bisogno di meditare queste parole, ricche di senso per i nostri stili di vita.
La teologia, infatti, è esperienza di Dio prima di essere discorso speculativo su di Lui.
Siamo chiamati a partire dall’interiorità come sant’Agostino, da una vitale relazione con Dio, sapendo aprirci a una riflessione teologica che sa “pensare” la fede, dialogando con il mondo, senza semplificazioni, ma abitando le sfide del tempo con “misericordia”.
La misura della teologia non sta nelle argomentazioni brillanti o nella complessità dei sistemi, ma nella capacità di aprire cuore e mente all’amore di Dio.
Per questo abbiamo bisogno di teologi che si lascino attraversare dallo Spirito Santo, per sviluppare una riflessione che sia sapienza per il popolo, luce per il discernimento, parola che consola e orienta.
L’udienza con il Santo Padre che ci attende sia momento di grazia, epiclesi sul nostro futuro.
Chiediamo che lo Spirito renda la nostra Facoltà più evangelica, più fraterna, più missionaria.
Mentre rendiamo grazie per il passato, affidiamo a Dio il domani, certi che «al Signore appartengono la misericordia e il perdono» e che solo una misura traboccante di amore potrà rendere fecondo il nostro servizio.
Così, questi vent’anni non saranno soltanto una memoria, ma una soglia, un nuovo inizio per le nostre Chiese di Puglia, chiamate a generare pensiero credente, comunità vive e ministri del Vangelo capaci di misericordia. Amen.
✠ Giuseppe Satriano
Arcivescovo di Bari-Bitonto
