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“Va’ e accostati”

Omelia di S.E. Mons. Giuseppe Satriano per la Veglia di Preghiera del XXIX Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile. Basilica di San Nicola, Bari, martedì 2 giugno 2026

Sorelle e fratelli carissimi,

questa sera Bari vi accoglie con il respiro del mare, con la memoria di San Nicola, con la fede di una Chiesa che desidera non trattenere, manipolare ma accompagnare la vita perché ciascuno trovi il coraggio di prendere il largo.

            L’antico inno a Nicola di Myra vede Bari come terra “felice” per l’approdo delle reliquie di un uomo tanto grande, tutto afferrato da Cristo, radicato nella sua fede e pregno della sua carità. Oggi la gioia cresce per il dono di ciascuno di voi e per questo momento di grazia che siamo chiamati a vivere.

            Benvenuti, sorelle e fratelli cari, siete a Bari, siete a casa! E siate felici nel Signore!

            Siamo qui da tante diocesi d’Italia, con storie diverse, storie talvolta ferite e sogni diversi; con slanci e paure.

            In questi giorni di cammino insieme ci ha raggiunto, quasi come un ritornello ricorrente, la parola che lo Spirito sussurra a Filippo, negli Atti degli Apostolo, “Va’ e accostati”.

            È un invito che sentiamo vero per una Chiesa che non ha paura di uscire; per una Chiesa che non vuole più osservare, misurare e giudicare i giovani, guardandoli da lontano, ma si accosta alla loro vita reale: ai desideri, alle notti, alle domande, alle inquietudini, a quel grido che spesso non fa rumore, ma pesa nel cuore come una tempesta silenziosa.

            Anche nel Vangelo di questa veglia Gesù si accosta. La folla gli fa ressa intorno, ma Lui vede due barche, vede pescatori stanchi, vede reti vuote, vede uomini che hanno lavorato tutta la notte senza prendere nulla. Gesù entra proprio lì, nell’ora della delusione. Sale sulla barca di Simone, gli chiede di scostarsi un poco da terra, poi lo invita a prendere il largo.

            Questa è la delicatezza, la tenerezza di Dio: non invade, si accosta. Non umilia la fatica, la abita. Non cancella la notte, ma la attraversa con ciascuno di noi.

            Il Signore non ha paura delle nostre reti vuote. Non ha paura delle nostre stanchezze, delle contraddizioni che ci portiamo dentro, delle domande lasciate a metà, delle notti in cui ci sembra di aver faticato invano. Lui non cerca perfetti, ma persone vere! Ci raggiunge sulla barca della vostra vita, nel momento della fatica più nera.

            Il Vangelo non nasconde la fatica di Pietro: “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. Ciascuno di noi, qui stasera, potremmo ripetere questa frase. Quante volte anch’io mi sono ritrovato con questo senso di fallimento sulle spalle, tante volte, troppe.

            Abbiamo studiato, ma il futuro resta incerto. Abbiamo cercato legami veri, ma spesso ci siamo sentiti usati, traditi, soli. Abbiamo desiderato fiducia, ma siamo stati guardati con sospetto. Abbiamo fame di senso, ma ci vengono offerti solo consumo, prestazione, visibilità. Abbiamo bisogno di adulti credibili, ma spesso incontriamo persone stanche, distratte, incapaci di ascoltare.

            Eppure Pietro aggiunge: “Ma sulla tua parola getterò le reti”. È meraviglioso!!! Pietro non fa leva sulla sua esperienza, sulle sue forze, sulle sue certezze ma dà fiducia alla Parola del Maestro. Qui è l’aurora di un nuovo inizio: nel coraggio e nell’audacia di affidarsi.

            Carissimi, la fede non è una coperta per chi ha paura del mare, ma è una vela che s’inarca per chi accetta di lasciarsi portare dal vento dello Spirito. La fede non è rifugio per anime spente, ma fuoco per cuori inquieti. La fede non ci toglie dal mondo bensì ci restituisce al mondo con occhi nuovi. Per questo voi oggi siete appello di conversione per la Chiesa. Non siete destinatari da intrattenere, ma soggetti di evangelizzazione; non spettatori da convocare, ma protagonisti creativi e responsabili nella vita della Chiesa.

            Il Cammino sinodale ce lo ha ricordato con vigore: il vostro protagonismo va riconosciuto, compreso e valorizzato dentro un’alleanza tra generazioni che restituisca a tutta la comunità la sua responsabilità educativa. Ma questo chiede coraggio. Chiede alla Chiesa tutta linguaggi nuovi, relazioni più vere, comunità meno preoccupate di conservare. Chiede adulti capaci di stare accanto senza possedere, di accompagnare senza sostituirsi, di indicare Cristo senza occupare la scena. Chiede una Chiesa centrata su Cristo capace di generare vita vera.

            E veniamo al mare. Esso non è solo paesaggio, ma coscienza ferita, luogo di approdi e di naufragi, di vite salvate e di vite perdute. È lo stesso mare davanti al quale il Vangelo ci pone: non uno spazio da contemplare da lontano, ma una soglia da attraversare.

            Un mare che ci parla, perché ci sono naufragi visibili e naufragi nascosti. Ci sono barconi che affondano nelle acque del Mediterraneo, e ci sono giovani che sprofondano nel silenzio delle loro stanze, nella depressione, nelle dipendenze, nella paura di non valere, nell’ansia di dover essere sempre all’altezza.

            Non possiamo rimanere sulla riva a commentare il mare. Ma come il vangelo indica siamo chiamati ad accostarci a queste barche ricche di domande, fatiche e desideri di futuro per aprire spazi di fiducia e corresponsabilità, sapendo dire con credibilità: “Non temere, prendi il largo”.

            E Bari, questa sera, ci consegna un segno grande: San Nicola. In questa Basilica riposa un vescovo amato da Oriente e Occidente, un santo che ha attraversato i mari della storia diventando ponte tra popoli, Chiese, culture. San Nicola ci dice che una Chiesa giovane non è semplicemente una Chiesa con tanti giovani dentro, ma una Chiesa capace di rischiare il Vangelo, di aprire varchi, di custodire i piccoli, di farsi ponte dove il mondo costruisce muri.

            Il Signore questa sera non ci chiede di essere migliori di tutti. Ci chiede di fidarci, di non ridurre la vita a calcolo, paura e sopravvivenza, sapendo … prendere il largo.

            Basta con una vita piccola che svende il cuore alla superficialità, basta.

Dentro ciascuno di noi c’è una chiamata, una parola, una missione. Scopriamo il Vangelo, e la sua inquietudine dirompente, come nutrimento per una giovinezza che sia libera dalla banalità.

            Per noi adulti, pastori ed educatori, è tempo di umiltà. Siamo chiamati non ad occupare la barca ma ad aiutare i giovani a riconoscere che Cristo è già lì, dentro le loro domande che non vanno addomesticate, le fatiche e il loro desiderio di vita.

            Tutti insieme chiediamo allo Spirito uno slancio nuovo per la Chiesa italiana: il coraggio di rompere gli ormeggi, di rinnovare linguaggi e forme, di generare comunità dove ogni giovane sia chiamato per nome e non contato per numero.

            Ricordiamolo, la pesca abbondante nasce quando Pietro si fida della Parola e chiama altri a condividere il dono. Nessuna barca basta a sé stessa! Nessuno evangelizza da solo. La missione chiede comunione, alleanze, legami veri e responsabili.

            Questa sera, dalla Basilica di San Nicola, riva di incontro e soglia di comunione, lo Spirito dice a ciascuno di noi: va’, accostati, prendi il largo … perché la vita, quando è consegnata a Dio, diventa feconda oltre ogni previsione e accende di gioia e di speranza il mondo intero.  

            Auguri miei cari, la nostra vita sia benedizione per tutti. 

Buona vita.

✠ Giuseppe Satriano

Arcivescovo di Bari-Bitonto

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